8 MARZO A GENOVA

 

In occasione della Giornata Internazionale della Donna e della Lavoratrice, si tiene a Genova – a partire dalle ore 17:00, presso la Casa della Resistenza di via Pasquale Pastorino 8, nel quartiere valpolceverasco di Bolzaneto – un’iniziativa dal titolo: “Il processo di emancipazione femminile nel Novecento”.

La relazione – che viene esposta davanti ad alcune decine di persone – è affidata a Maria Elisabetta Tonizzi, docente di Scienze storiche presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Genova.

Costei, nella sua lunga esposizione – della durata di circa un’ora – tratteggia la storia delle conquiste sociali da parte delle donne; inizia dal contributo dato dalle stesse alla Resistenza, per ricordare che il diritto di voto è stato loro concesso soltanto il 30 gennaio 1945, con un atto amministrativo apparso all’epoca quasi insignificante.

Tiene giustamente a sottolineare che “nel 1913, anno delle prime amministrative in cui vigeva il suffragio universale maschile, nemmeno la metà degli aventi diritto si recò alle urne, mentre a quelle per l’Assemblea costituente – le prime in cui poterono esprimersi tutti gli italiani, indipendentemente dal sesso – vi fu una partecipazione di molto maggiore, e ventuno donne vennero elette”.

Prosegue poi nella narrazione delle lotte per l’emancipazione del così detto ‘sesso debole’, attraverso l’analisi del movimento femminista degli anni settanta, le cui lotte hanno portato – nel 1975 – le istituzioni a riconoscere la parità di diritti tra uomini e donne.

Inevitabile, a seguire, è il passaggio sui due grandi referendum di quegli anni – divorzio e aborto – vinti anche e soprattutto grazie all’appoggio incondizionato dato dal Partito Radicale; i revisionisti aspetteranno gli anni ottanta per scegliere di schierarsi totalmente dalla parte delle donne: in precedenza erano frenati da quella sciagura che fu il compromesso storico con i democristiani.

Infine, tiene a ricordare che “tutte le conquiste sono state ottenute attraverso la lotta”, e che per non perderle occorre non cedere alla ‘cultura’ dominante che – soprattutto attraverso i messaggi pubblicitari di cui si è bombardati ogni giorno – propone modelli di vita in cui le donne sono succubi degli uomini.

 

Genova, 09 marzo 2016

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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